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Ingrid Betancourt a Bologna
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Vorrei parlare in italiano. Il non poter parlare in italiano mi fa sentire un po' frustrata ma spero che voi potrete capire anche per la similitudine che c'è tra lo spagnolo e l' italiano.
Quando ho firmato il Libro d' Onore sono rimasta sorpresa di vedere quante persone importanti l'hanno firmato e ho avuto la sensazione di non meritarmi questo onore. Voglio per questo ringraziarvi per la fiducia, l' amicizia che mi avete dato. Vorrei essere degna cittadina bolognese e ritornare a credere in me attraverso le mie azioni e dimostrarvi che non vi siete sbagliati, non vi siete sbagliati nella scelta che avete fatto nel darmi così tanta fiducia. Ho lasciato nel libro anche un simbolo, un disegno di una farfalla che rappresenta la libertà, la farfalla della libertà.
Vorrei dire tante cose, condividere con voi tanti momenti, tanti ricordi, ricordi di una persona che ha vissuto momenti difficili ma che è uguale a voi. Non mi considero una eroina nè tanto meno migliore di voi. Quando ero in prigionia avevo la consapevolezza che doveva arrivare il giorno in cui potevo guardare indietro e dicevo arriverà il giorno in cui mi potrò sentire tranquilla per riuscire a guardare indietro con tranquillità perché ho vissuto con la mia dignità.
Quando si è in prigione, quando si è privati della libertà, costretti a vivere situazioni difficili che non permettono di mantenere la dignità, è necessario pensare che la dignità si può preservare in tutti questi momenti. E' uno spazio di scelta, che anche se ci si trova davanti all'umiliazione, questo spazio ci permette di volere essere se stessi. Nel mondo fuori non abbiamo questo spazio di scelta. Siamo condizionati per la mancanza di tempo, di soldi e pensiamo che tutto è permesso, abbiamo diritto di essere di cattivo umore, di essere scortesi perché pensiamo che l'amore lo possiamo dare dopo, rimandiamo i momenti in cui possiamo dimostrare amore verso la famiglia, gli amici, verso gli altri, perché abbiamo la sicurezza che ci sono, li abbiamo vicini e rimandiamo i momenti per esprimere loro il nostro amore.
Nella foresta ho scoperto il diritto di scegliere chi voglio essere. Scegliere il migliore di noi stessi, cercare di non imporsi agli altri, di accettare, di capire con umiltà e aspettare il nostro momento, il momento anche di parlare.
Il Sindaco diceva che aveva bisogno di un esempio, io non lo sono, ho tante cose che non mi piacciono di me stessa. Solo posso condividere quello che ho vissuto. La vita è una scala, una scala che molte volte fa male, ma ogni gradino che saliamo è un dolore, un dolore che ci aiuta ad essere migliori e liberi come lo sono io.
Grazie di nuovo a tutti voi per questo momento.
Si ringrazia per la traduzione e collaborazione Yudi Rosero.

