Video
L'operaio voleva il figlio dottore
Per poter vedere i video devi installare Adobe Flash Player.
Video realizzato dalla redazione di CODEC.TV in occasione della Conferenza "Capitale umano e occupazione nell'area europea e mediterraneo".
“Il successo dipende dalla capacità di una nazione di utilizzare la sua gente”, ricorda il Nobel per l’Economia Gary Becker.
Ma l’Italia ha solo 10 laureati su cento abitanti di 55-64 anni;
75 ragazzi su cento portano la pergamena a casa per la prima volta.
I diciannovenni sono calati del 38% negli ultimi 25 anni, si riducono le iscrizioni alle università e anche il numero di laureati.
Come può il Paese ripartire il senza puntare sella formazione dei giovani, che sono già una risorsa scarsa all’anagrafe, senza investire in ricerca e sviluppo, dove al contrario siamo fanalino di coda?
I luoghi comuni sono tanti: troppi laureati, più tecnici diplomati.
Ma i laureati sono, invece, sono troppo pochi, e alla lunga la laurea vale di più.
Intanto la crisi colpisce i laureati, sempre più precari e malpagati.
E loro, che dicono? Chi cerca lavoro e sogna almeno uno stage. Ma i loro genitori non avevano il posto fisso garantito? E chi il lavoro ce l’ha. Ben retribuito, appagante. Peccato che non sia non in Italia. Insomma, chi ha tradito un’intera generazione, chi le ha scippato il futuro?
Trentenni, laureati con voti alti, conoscono le lingue, hanno esperienze di studi all’estero, tirocini e master alle spalle. Sono ingegneri, ma anche laureati in Diritti umani, dottori di ricerca. Tutti occupati. Ma fuori dall’Italia. Ecco le loro voci in collegamento via Skipe dalla Palestina e dall’America, dalla Norvegia e dal Marocco.
C’è anche chi crede, nel suo piccolo e spesso in solitudine, senza aiuti, in innovazione e ricerca, c’è anche chi investe nel capitale umano. Ecco la voce delle imprese.

