Durata: 1'21''
Genere: Documentario
I ragazzi del gruppo 28 senza sono in viaggio da quasi due settimane e ci hanno mandato le prime due cronache di questo viaggio che li porterà in Finlandia, al Midnight sun festival (ideato dai fratelli Kaurismaki) passando per Lubiana Bratislava, Riga, Lodz e Helsinki) incontrando studenti delle scuole di cinema ma tutti coloro che vorranno partecipare a questa festa del cinematografo. Sono racconti che ci avvicinano ai loro occhi.

 

Lodz, 30.5.04
Da quando siamo partiti si parla solo di donne.
D'altra parte si sa che quando il gruppo diventa branco le singole intelligenze si annebbiano e gli istinti ancestrali prendono il sopravvento.
Così, nei prossimi giorni ci procureremo delle clave, per contrastare i maschi locali e sottrargli le loro femmine. Perché il corteggiamento non è una cosa da branco. Il branco accerchia la preda e la sbrana, e se non vi
riesce, si sbrana tra sé.
Di fatto parlare solo di femmine serve a riempirne l'assenza, a evocarla sperando che si materializzi. E' un teatro sciamanico.
Ma cosa c'entra questo con il cinema? Con il Cinecirco?
C'entra, perché il Cine-circo siamo noi. Fatti di carne sangue e ossa. Noi che respiriamo, camminiamo e beviamo una pinta di alcol al giorno. Noi che stiamo facendo questo viaggio cinematografico nel senso letterale dello
scrivere “scrivere con il movimento”. Con il nostro muoverci raccontiamo una storia, il cui senso è dato dal nostro percorso. E' da ciò che si collega che nasce il senso. E noi stiamo attraversando l'Est europeo. Terre
ai margini dell'Europa che conta. Città e cittadini di serie B. Sguardi ed esistenze per noi atipici, che incontriamo per strada, nei locali e nelle soste alle scuole di cinema.
La prima sosta l'abbiamo fatta a Lubiana (Slovenia), ormai cinque giorni fa,
in una scuola fatiscente e scalcagnata. Quattordici le persone presenti, tra cui quattro professori piuttosto assonnati. Di certo non un esordio brillante. Per fortuna dopo i ciccioli e il vino l¹atmosfera si è ravvivata.
Anche il portiere della scuola, dopo il terzo bicchiere, ci ha offerto una bottiglia di borowicka di sua produzione. Un torcibudella simile al disinfettante, di certo più adatto per altri usi che come bevanda per gli umani.
Dopo Lubiana c'è stata Bratislava (Slovacchia), in una scuola di cinema piuttosto grande, all'interno della quale ci hanno dato anche da dormire.
La proiezione è andata decisamente meglio. Il programma è stato apprezzato e la sala era piena, anche perché la direttrice della scuola, una certa prof.ssa Tatarova, ha obbligato alcuni studenti a esserci, ad applaudire
alla fine di ogni corto e a fare delle domande in fase dibattito.
Dato il numero di persone questa volta ci siamo lanciati ad organizzare un festino in terrazza. Con pasta, salami e vino abbiamo rimpinzato gli studenti e la loro Tatarova.
Il giorno successivo, dopo dodici ore di viaggio, siamo arrivati alla prestigiosa scuola di Lodz (Polonia), quella di Polanski, Kieslowski e altri del genere. Una struttura enorme, con una piazza centrale contornata da
alcuni edifici sia vecchi che nuovi. E tutt'attorno Lodz, che sembra una città abbandonata dopo un bombardamento e rioccupata subito dopo da gruppi di guerrieri della notte. Una città con tutte le strade ortogonali e i
palazzi ottocenteschi ridipinti con colori flash, inframezzati da vecchi capannoni post-industriali. Un enorme set cinematografico post-umano.
L'accoglienza da parte della scuola è stata ottima. Ci sono venuti a prendere in auto e ci hanno dato anche delle stanze in hotel. Ci sentiamo un po' una rock band.
Alla proiezione non c'erano tante persone, però la sala era bellissima.
Tutta di legno, con tende rosso amaranto alle pareti e un lampadario di cristallo al centro, nella quale hanno fatto per noi una proiezione di film
d' archivio. I primi corti di Polanski e un corto del 1968, girato in questa stessa sala, che documenta la visita di Kirk Duoglas alla scuola di Lodz.
Insomma, gli spostamenti e le cose che succedono sono tanti e come al solito la cronaca non ne rende merito. O forse non è nella cronaca degli avvenimenti e degli spostamenti che si può trovare il senso di questo viaggio. Sentiamo sempre più chiaramente che sta emergendo da qualcos'altro.
Probabilmente dal fatto che, sia per la rapidità con la quale attraversiamo posti e persone, che per la quantità di ore che passiamo insieme, in fondo non incontriamo altro che noi stessi. E forse era proprio quello che
volevamo. Fare un viaggio per riconoscerci nello sguardo degli altri. Andare fuori, lontano, per avvicinarci tra noi. Senza vergogna.
Perché in fondo crediamo che quello che è mancato al cinema italiano degli ultimi due decenni è stato proprio quell'ambiente comune di scambio vitale
tra gli autori che, a quanto si dice e si vede dai risultati, c'era in periodi più fertili del nostro cinema.
Non è una scelta razionale o il frutto di un ragionamento. E' un bisogno concreto che viene dallo stomaco. Il bisogno di avvicinarci per contaminarci, per uscire dall'individualismo e dall'egocentrismo autoriale.
Il cinema è un gioco di squadra.
Se poi, per il fatto che siamo tutti maschiacci in viaggio, quest'ambiente comune diventa a volte un branco, non è poi grave. In fondo, parlare per ore di donne è anche un modo per indagare il mistero della vita, l'origine del
cosmo e il senso del tutto.
A presto,

28senza

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