Durata: 15'28''
Genere: Codec, Documentario
Videomakers: Antonio Saracino
Puntate di Codec correlate: Puntata 113 del 17 novembre 2006
“Ci sono situazioni, ci sono argomenti in cui, a volte, le parole hanno dei limiti”, è questa la frase che apre e che guida il documentario “I limiti delle parole”.

 

Il filmato nasce dalla volontà dello “Spazio Giovani” dell' AUSL di Bologna, di documentare attraverso immagini e interviste, un frammento del progetto unico aziendale di informazione- prevenzione sull'HIV-AIDS.
Utilizzando le metodologie e gli esercizi provenienti dallo storico “Teatro dell'Oppresso”, gli adolescenti coinvolti hanno potuto raccontare ed affrontare, quelle che sono le difficoltà ed i tentennamenti legati all'affettività, ed elaborare, insieme agli operatori teatrali, un vero e proprio spettacolo (teatro forum), che ha visto coinvolti, insieme agli adolescenti stessi, un pubblico eterogeneo per sesso e per età.
Il “Teatro dell'Oppresso” è una metodologia teatrale piuttosto atipica; il suo fine non è, infatti, quello di mettere in scena un'opera teatrale vera e propria, attenta al valore artistico e stilistico, quanto più di creare i presupposti, attraverso esercizi appositi, per favorire l'interazione e la maturazione degli attori o degli autori, e di conseguenza anche del pubblico.
Il “teatro forum” è proprio uno di questi esercizi: il pubblico è infatti messo di fronte ad una situazione problematica, con un intreccio il più delle volte elementare, ed ha facoltà di interrompere la progressione degli eventi sul palco, per prendere il posto di un attore e creare in questo modo un'alternativa plausibile, generando un finale alternativo che aggiri o risolva la situazione problematica presentata.
È innegabile come questa presa di posizione generi una maturazione, o anche solo il riconoscimento di un problema che tale non si riteneva.
Il processo che ha visto accostarsi il “Teatro dell'Oppresso” alle problematiche affettive degli adolescenti, è stato quindi naturale, ed è riuscito effettivamente a generare quella risposta che ci si attendeva dai partecipanti. I ragazzi si sono sentiti effettivamente coinvolti e hanno prodotto e presentato ad un pubblico di sconosciuti, quello che era il loro pensiero e la loro visione del problema.
La risposta del pubblico, composto anche da coetanei, è stata di forte partecipazione, si sono create alternative, dissensi, ognuno ha avuto modo di affrontare l'argomento secondo la propria sensibilità e il proprio pensiero e quello che è stato infine prodotto era sì la visione delle problematiche legate all'affettività dei ragazzi, ma anche la rielaborazione “sociale” delle stesse, che ha generato, si potrebbe dire quasi un grande consiglio corale rivolto agli adolescenti.
La speranza e che questo consiglio, i ragazzi, sappiano coglierlo.

http://www.flashgiovani.it/affetti/spaziogio.htm

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