King è proprietario e gestore di un bar in una cittadina mineraria in Serbia. Una sera incontra la figlia di un suo vecchio amico morto, la giovane e disinibita Rosa, e ci va a letto senza tanti complimenti. Il giorno dopo la madre di Rosa, Ruzica, esce dalla prigione in cui è stata rinchiusa per avere ucciso il marito. Mentre la donna, che ha avuto in passato una storia anche con King, accetta di sposare l'affettuoso e responsabile Beli, King e Rosa continuano la loro relazione all'insaputa di tutti. Mentre l'ombra di un segreto passato si affaccia cupa sul presente, le storie di tutti i personaggi si intrecciano in un dramma familiare intenso e sofferto.

Beli beli svet (letteralmente Un bianco, bianco mondo, Serbia/Germania/Svezia 2010) di Oleg Novkovic è un musical, perlomeno a livello formale: brani musicali interrompono saltuariamente la narrazione andando a rivestire il ruolo di veri e proprio monologhi teatrali, approfondendo aspetti della trama e del passato dei personaggi ma principalmente svelandone le motivazioni. Ovviamente non è il tipico musical di Broadway, come si può intuire anche dalla trama, e oltretutto le parentesi musicali sono abbastanza rare e poco invasive e le prove canore dei vari attori non sono mai accompagnate da coreografie e talvolta non c'è neanche accompagnamento musicale.

Indipendentemente da questo, Beli beli svet è un bel film, che mutua struttura e intreccio dal più classico teatro tragico e mette in scena una vicenda di sesso e morte, che ha per protagonisti personaggi dalla moralità perversa e a tratti imperscrutabile. Ciononostante, ognuno dei protagonisti risulta fragile e umano, dotato di solide motivazioni e capace, all'occorenza, di fare la cosa giusta (salvo poi rendersi conto che forse è troppo tardi).

Ottima prova di tutti gli attori, con qualche riserva sul poco espressivo Uliks Fehmiu, che però si rivela estremamente adatto a interpretare il ruolo di un personaggio che, come King, ha seri problemi a relazionarsi con gli altri e a scendere a patti con i propri sentimenti.

di Alessandro Diele