DAS LETZTE SHWEIGEN - selezione Piazza Grande
Anno 1986: Pia, una ragazzina di tredici anni viene stuprata e uccisa in un campo di grano poco fuori città. La polizia, chiamata a indagare, non riesce a trovare il colpevole. Ventitré anni dopo, nello stesso campo, viene trovata la bicicletta di un'altra ragazzina scomparsa, Sinikka. Mentre le autorità non si sbilanciano ufficialmente, il commissario (ora in pensione) che si era occupato del caso del 1986 è convinto che le due scomparse siano collegate, e che è solo questione di tempo prima che si trovi il cadavere di Sinikka. Un poliziotto ancora turbato dalla recente morte della moglie decide di assecondarlo e di seguire la sua pista.
Das Letzte Schweigen (L'ultimo silenzio, Germania, 2010) del regista svizzero Baran Bo Odar, è un signor thriller, ottimo sotto tutti i punti di vista. Ottima recitazione, splendida regia, ritmo dilatato e angosciante, il film intrattiene e stupisce per la potenza delle scene e per la complessità psicologica dei personaggi. Diversamente da quanto si vede nei classici gialli, in questa pellicola tedesca l'identità dell'assassino è nota allo spettatore sin dalla prima sequenza, nella quale assistiamo impotenti allo stupro e all'assassinio di Pia. Vediamo il colpevole, vediamo l'uomo che si trovava con lui in quel momento, anch'egli spettatore impotente del tragico crimine, e proprio sul rapporto tra queste due persone si innesca tutto l'intreccio.
Ciò che caratterizza i film (e in generale i romanzi) di genere giallo è il dispositivo narrativo volto a scoprire una verità, che solitamente coincide con l'identità dell'assassino e/o con le dinamiche dell'avvenuto omicidio (si risponde cioè alle domande "chi è?" e "come ha fatto?"). In Das Letzte Schweigen, mentre i poliziotti indagano sul colpevole (e cioè su quello che lo spettatore già sa), noi siamo condotti invece a indagare sul suo passato e sul suo rapporto con il suo riluttante complice, personaggio attorno al quale gira in realtà tutto l'impianto narrativo. La verità che cerchiamo è fondamentalmente il movente, e per scoprirlo dobbiamo comprendere a fondo i personaggi.
Speriamo sinceramente che qualche distributore italiano metta gli occhi su questo piccolo gioiello di genere e lo porti nelle nostre sale. Sarebbe un peccato non dare visibilità a un film così drammatico, interessante e coraggioso. Comunque sia, se avrete modo di vederlo, non aspettatevi un finale consolatorio.
di Alessandro Diele
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