Matilda (Ana Ularu) in occasione del funerale della madre ottiene un permesso speciale di 24 ore per uscire dalla prigione in cui è rinchiusa da ormai due anni. Fermamente intenzionata a non rientrarci mai più, prima di tentare una disperata fuga dovrà incontrare, dopo tanto tempo, tre uomini dal suo passato, tre persone che in qualche modo simboleggiano i numerosi errori che ha commesso e cui non potrà più porre rimedio.

Periferic
(Romania/Austria, 2010) è solo il primo lungometraggio del regista rumeno Bogdan George Apetri, ma non ci vergogniamo di dire che è anche uno dei migliori film tra quelli in concorso al Locarno Film Festival 2010. Teso, avvincente, drammatico, mette in scena le vicende di una donna consapevole che, per affrontare un futuro già di per sé incerto, dovrà prima fare i conti con gli spettri del suo passato.

Matilda è un personaggio forte, che ha fatto tesoro dei suoi trascorsi da vittima e ora non vuole più subire, ma si ritrova a dover affrontare una realtà difficile e tenta di plasmarla e volgerla a suo favore in tutti i modi possibili.

A questo Periferic non manca nulla: drammi familiari, thrilling, azione, sesso, momenti di pausa e riflessione, tutto ben dosato, senza eccessi gratuiti o cali di ritmo. La sceneggiatura si gioca sul lento disvelamento delle informazioni, che vengono centellinate inquadratura dopo inquadratura con maestria rara fino a comporre un affresco coerente e completo.

Nota di merito all'attrice protagonista Ana Ularu
, la quale, oltre a possedere una presenza scenica impressionante e magnetica, rende Matilda un personaggio credibile e tridimensionale, quando il rischio di farne una qualunque banalissima bad-girl era veramente dietro l'angolo.

di Alessandro Diele