Nelu (András Hatházi), un uomo sulla quarantina, vive una vita monotona e ripetitiva: guardia di sicurezza in un supermercato, va a pescare tutte le mattine e porta il pesce a casa da sua moglie. Un giorno però si imbatte in un turco che, come molti altri prima di lui, vuole tentare di attraversare il vicino confine rumeno-ungherese per arrivare in Europa e per questo chiede l'aiuto di Nelu. Nelu in un primo tempo cerca di tirarsi indietro e rifiuta le offerte di denaro dell'uomo, ma poi cede e promette di aiutarlo.

Di fronte a Morgen (Francia/Romania/Ungheria 2010), opera prima del regista rumeno Marian Crisan, ci troviamo in sincero imbarazzo. Si tratta certamente di un film molto interessante: la trama è originale, il rapporto che si viene a creare tra Nelu e il suo strampalato ospite è divertente e ben narrato, la regia funzionale e precisa. Ben gestite e credibili le interazioni tra i protagonisti.

Eppure abbiamo la sensazione di non possedere il bagaglio culturale necessario a comprendere appieno questo film. A un pubblico non abituato a certi ritmi narrativi Morgen non può che finire con il sembrare un film un po' pesante, a tratti persino ripetitivo.

Si percepisce, a livello epidermico, che c'è qualcosa che sfugge; ci si rende conto, magari inconsciamente, di essere di fronte a un ottimo film, ma si arriva presto alla conclusione che si tratta di un film che più che visto, va vissuto. E per viverlo a dovere, è forse necessario avere una certa dimestichezza con il contesto geografico e culturale in cui esso è ambientato.

di Alessandro Diele