Tre giovani donne (la violenta e mascolina Megalie, leader del gruppo, sua sorella Marie-Steph e Barbara, che di Megalie è innamorata) dividono un appartamento sporco e male arredato. Passano le loro giornate bevendo, litigando e guardando film porno, amandosi e odiandosi in maniera tale che i confini tra i due sentimenti siano quanto mai labili e impercettibili. Una sera, le tre assaltano una panetteria e Megalie uccide per sbaglio il panettiere. I rapporti dentro la casa iniziano a mutare e Barbara si ritrova improvvisamente isolata.

Per capire se Bas-fonds (Francia 2010), di Isild Le Besco, sia o meno un bel film bisogna interrogarsi su quale sia il senso e soprattutto il fine di fare cinema. Sia chiaro, non vorremmo apparire pretenziosi e non ci illudiamo di dare in questa sede una risposta a un simile dilemma. Però possiamo avanzare alcune ipotesi.

Se a un buon film vengono richiesti una storia coerente, una sceneggiatura compatta, con personaggi a tutto tondo e dialoghi ben costruiti, allora Bas-fond non è un buon film. Le vicende delle tre donne si risolvono essenzialmente in una sequela di litigi e insulti, inframmezzati da episodi di violenza e sesso. I personaggi sono incredibilmente antipatici e fastidiosi; si salva solo Barbara, che, nel suo essere passiva e autolesionista, perlomeno strappa allo spettatore un sentimento di pietà (ma non certo di simpatia).

Se invece pensate che lo scopo di un buon film sia di colpire lo spettatore allo stomaco, Bas-fonds potrebbe essere la pellicola che fa al caso vostro. Complici una colonna sonora inquietante ed evocativa e una regia fredda e a tratti disturbante, il film risulta assolutamente angosciante, e stupisce quanto si possa rimanere colpiti dalle vicende di personaggi verso cui non si riesce a provare alcuna empatia.

Se, infine, un buon film è quello che spinge a pensare, Bas-fonds è un esperimento riuscito a metà: è vero che a una visione attenta emergono vari spunti di riflessione, però non emerge una voce prevalente e non si riesce proprio a capire che tipo di messaggio la Le Besco stia tentando di comunicare. Ci viene da pensare che non si tratti semplicemente di un film sulla violenza fine a se stessa. Ragionandoci un po’, si arriva alla conclusione che probabilmente il tema dominante è proprio quello dell’autolesionismo, evidenziato dai monologhi iniziale e finale di Barbara. Però, nonostante questi monologhi incornicino tutta la vicenda, il collegamento non appare immediato e si perde un po’ tra le urla isteriche delle protagoniste.
Insomma, non sappiamo se definire questo Bas-fonds un ottimo film o un pessimo film. Ma azzardiamo una previsione: la critica lo adorerà.

di Alessandro Diele