Il soldato francese Paul Renard (Phillips Holmes) è perseguitato dal rimorso: durante la Grande Guerra ha ucciso un giovane soldato tedesco, e non riesce a perdonarsi. Per trovare la tanto sospirata redenzione, si reca in Germania per parlare con i parenti del defunto e alleggerirsi così la coscienza. Ma una volta conosciuta la famiglia della vittima (e la sua fidanzata, Elsa, interpretata da Nancy Carroll) confessare la verità si rivelerà più arduo del previsto.

The man I killed (1931) è un’opera unica e atipica all’interno della filmografia di Ernst Lubitsch, noto principalmente per le sue commedie brillanti. Nonostante qualche venatura vagamente ironica e disimpegnata nel presentare l’evoluzione dei sentimenti che si vanno sviluppando tra Paul ed Elsa, Lubitsch mette in scena una vicenda dalla forte carica drammatica, in cui le vicende umane e sentimentali dei protagonisti sono perennemente incorniciate dall’eco mai troppo lontana della guerra e della morte.

The man I killed è sì un film che parla di una vicenda personale, ma al contempo è un documento che rappresenta un pregevole spaccato sul legame tra due popoli, quello francese e quello tedesco, sul rapporto che li ha uniti dopo la sfibrante guerra in trincea e su ciò che questo rapporto ha implicato a livello umano ed emotivo.

Si parla di sofferenza dunque, ma anche di redenzione, di rimpianto e pregiudizio, con una regia sobria e funzionale che  non manca in un paio di occasioni di stupire per il taglio moderno di alcuni interessanti escamotage. Molto buone le interpretazioni, per quanto legate ai canoni recitativi degli anni Trenta.

di Alessandro Diele