NINOTCHKA – retrospettiva Ernst Lubitsch
Anni Trenta. Tre emissari sovietici giungono a Parigi per vendere dei gioielli un tempo appartenuti alla nobiltà di Pietrogrado, ma si lasciano presto corrompere dai lussi e dalle comodità del capitalismo occidentale. Ninotchka (Greta Garbo) viene mandata dal governo russo a fare ordine e chiarire la situazione.
Ninotchka (USA, 1939) è uno dei film più conosciuti e rappresentativi del regista di origine tedesca Ernst Lubitsch, cui il Locarno Film Festival 2010 dedica una ricca retrospettiva. Parliamo chiaramente di un classico della commedia americana, un film ormai consacrato dal pubblico e dalla critica e a proposito del quale è praticamente impossibile aggiungere qualcosa di nuovo od originale.
Diamo dunque per scontato che il film sia, nel suo genere, tecnicamente ineccepibile. La sceneggiatura, pur presentando alcune pecche veniali tipiche della commedia sentimentale del periodo (alcuni personaggi stereotipati o macchiettistici, per esempio, o il lieto fine un po’ banale e scontato), offre spunti piuttosto originali nella presentazione del conflitto “culturale” tra l’ideologia comunista e lo stile di vita capitalista.
Il punto forte dello script sono però i dialoghi, brillanti e punteggiati di battute fulminanti, con alcuni picchi di cinismo degne dei più recenti serial americani.
Il film era stato lanciato in patria con lo slogan “la Garbo ride”, visto che prima di Ninotchka l’attrice si era ritrovata a interpretare quasi sempre personaggi tragici e seriosi, che le avevano fino ad allora impedito di donare al pubblico cinematografico un bel sorriso. Ninotchka invece è un personaggio in evoluzione e la sua risata non è solo una liberazione, ma un punto di snodo fondamentale della trama. Dobbiamo però ammettere che a livello interpretativo preferiamo la Ninotchka della prima parte del film, quando giunta da poco a Parigi è ancora imbevuta di un razionalismo austero e totalizzante che la porta a osservare con disprezzo ogni eccesso occidentale e a commentare puntigliosamente tutto ciò che si trova di fronte.
Sì, ci stiamo un po’ girando intorno, ma il giudizio finale come si diceva poco sopra è scontato: Ninotchka è un vero gioiello, un film di genere ottimo e ottimamente invecchiato.
L’unica perplessità per lo spettatore moderno nasce dalla visione molto parziale e ottimista del sistema capitalistico, che viene fatto coincidere quasi esclusivamente con il lusso e lo sfarzo. Ci possiamo consolare e assolvere Lubitsch da questo peccatuccio dicendoci che erano pur sempre gli anni Trenta, e proprio non si poteva fare di meglio.
di Alessandro Diele
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