La febbre del fare
LA FEBBRE DEL FARE, BOLOGNA 1945 - 1980
(Italia/2009) di Michele Mellara, Alessandro Rossi (83').
Bologna la dotta, la grassa, la rossa: epiteto noto a tutti, anche fuori dalla regione emiliana. Epiteto che però, a vederla oggi la città delle due torri, forse non riesce più a essere calzante come una volta, tra difficoltà amministrative, crisi istituzionale ed economica e depauperamento dell’università pubblica.
La vera Bologna dotta, grassa e decisamente molto rossa è, forse, quella che hanno riesumato attraverso un intenso lavoro di ricerca i due autori Michele Mellara e Alessandro Rossi ne La febbre del fare che aprirà la rassegna Visioni Italiane il 24 febbraio 2010.
Protagonista del documentario è la città di Bologna, nel trentacinquennio che va dal 1945 al 1980 ovvero dalla ricostruzione a seguito dell’ultimo disastroso conflitto mondiale fino alle immediate conseguenze della deflagrazione del ’77, anno di per sé alquanto caldo e che nel capoluogo emiliano ha significato molto di più che nel resto d’Italia. All’interno di questo percorso emerge con forza una figura su tutte, quella di Giuseppe Dozza, il sindaco che, nominato direttamente dall’esercito anglo americano, ha preso per mano la sua città nel 1946 e l’ha fatta crescere sotto molteplici punti di vista per più di vent’anni. La scelta di coinvolgere più parti sociali per la costruzione di un progetto comune, basato sulla compartecipazione e la sinergia, ha fatto sì che Bologna diventasse una città “possibile, vivibile, vivace, benestante e solidale”.
Una narrazione la cui forza sta nella qualità delle immagini, frutto di un lungo lavoro di ricerca (coinvolti gli archivi della cineteca di Bologna, dell’istituto Luigi Sturzo, Rai Teche e molti altri) che ha portato alla realizzazione di un percorso coinvolgente, scandito nella prima e nella seconda parte da alcune letture degli atti del consiglio a cui corrispondono importanti passaggi nella politica amministrativa, come le decisioni prese in merito allo sviluppo degli asili e dell’assistenza o la pianificazione urbanistica. L’ultimo blocco di testimonianze (il documentario è stato suddiviso in tre capitoli tematici) riguarda invece un pezzo di storia più recente, quella del tempestoso’77 bolognese, segnato dall’incredibile intensificarsi delle attività politiche e culturali da parte della popolazione universitaria, ma anche dagli scontri e dalle drammatiche perdite figlie di un livello di scontro ormai troppo alto.
Un documentario importante, che non manca di destare interesse anche se focalizzato su eventi passati di cui ancora Bologna può vantare di portare i segni. Una città che si è imposta come modello anche al di fuori dei confini nazionali, grazie all’interessamento di persone che hanno creduto nello spirito di cooperazione e nella condivisione di alcuni ideali. Persone, amministratori e dirigenti, vittime di uno strano virus, quella “febbre del fare” irrefrenabile, acuta e decisamente prolifica.
Per la redazione Dario Adamo.

